15 Marzo 2019 Alberto Battaglia

La soglia dei 5.000 euro annui è da molti ritenuta lo spartiacque che separa i lavoratori occasionali da quelli che esercitano abitualmente una professione.

Superata tale soglia, secondo quanto spesso si sente dire, scattano in automatico alcuni obblighi. Questo è vero solo in parte. In questo articolo cercheremo di rispondere alle seguenti domande: “Quando è obbligatorio aprire una partita Iva?” e “Cosa devo fare se supero la soglia dei 5.000 euro annui lavorando occasionalmente?”, naturalmente con un’attenzione particolare alle esigenze di chi lavora nella Gig economy.

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La prima precisazione riguarda i contratti attraverso i quali viene esercitata l’attività occasionale. Se il lavoro è svolto tramite Libretti Famiglia e contratti PrestO (ne abbiamo parlato qui), la questione è semplice: la legge 96/2017 stabilisce con chiarezza che queste prestazioni non possono varcare il limite dei 5mila euro annui (art. 54bis).
Questi contratti, dunque, possono essere utilizzati nel corso dell’anno fino al raggiungimento di tale soglia e non oltre.
Per i gig worker, comunque, PrestO e Libretti Famiglia hanno una rilevanza marginale e non ci dilungheremo nei dettagli.

Più interessante è chiarire il significato di quei fatidici 5.000 euro, per chi esercita attività applicando il contratto di lavoro autonomo occasionale. Noto anche come contratto d’opera, esso presuppone un’attività svolta in completa autonomia, senza vincoli di subordinazione rispetto al committente. Spesso viene utilizzato per retribuire i gigs mediati da piattaforme digitali.

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Il contratto di lavoro autonomo occasionale presuppone un’attività svolta in completa autonomia, senza vincoli di subordinazione rispetto al committente.

Questo contratto è versatile e può essere utilizzato sia da coloro che esercitano una professione abituale, sia dai gig workers che saltano da un lavoretto all’altro per racimolare più compensi possibili.
Questa distinzione è fondamentale per determinare l’eventuale apertura della partita Iva. Quest’ultima, infatti, diventa obbligatoria per i soggetti che esercitano una professione abituale, ben definita.
Non necessariamente, però, essa è l’unica fonte di reddito.

Alcuni esempi: l’insegnante di canto, il pittore, l’idraulico, il tecnico informatico. Tutte queste professioni possono erogare i propri servizi in modo episodico, ma ciò non toglie che l’attività sia abituale.
I professionisti, come abbiamo visto nell’articolo che ha affrontato il tema dei guadagni medi nella Gig economy, possono anche utilizzare le piattaforme digitali per raggiungere i propri clienti. Questo, però, non significa che tutti i gig workers rientrino in questa categoria, né che siano tutti tenuti ad aprire la partita Iva se realizzano guadagni rilevanti.
Un utilizzatore di jobby, ad esempio, potrà compiere numerosi lavori di natura diversa nell’arco dell’anno. Ciò qualifica questo lavoratore come “occasionale”, anche se guadagna oltre 5mila euro all’anno.

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Chi svolge lavori diversi attraverso jobby è qualificato come lavoratore “occasionale”, anche se guadagna oltre 5mila euro all’anno.

Cosa cambia oltre i 5.000 € di reddito

Riprendiamo il filo dalla figura del gig worker che non esercita abitualmente alcuna professione, ma che colleziona nell’arco dell’anno vari lavoretti. Per questo soggetto il superamento della soglia dei 5.000 euro di reddito non comporterà l’obbligo di apertura della partita Iva.
Tuttavia, sarà tenuto a pagare i contributi previdenziali sui guadagni realizzati oltre tale soglia. In altre parole, dovrà aprire una posizione previdenziale presso la Gestione separata Inps. “I lavoratori interessati devono comunicare tempestivamente ai committenti occasionali il superamento della soglia di esenzione e, solo per la prima volta, iscriversi alla Gestione”, comunica l’istituto. La domanda d’iscrizione si presenta tramite un modulo SC04, scaricabile dal sito Inps.

Una volta iscritti alla Gestione Separata, andranno versati ogni anno, tramite un apposito modello F24, i contributi previdenziali sulla parte di reddito che eccede i 5mila euro. Per i lavoratori autonomi, poi, ricordiamo che oltre la soglia dei 4.800 euro annui vige l’obbligo di dichiarazione dei redditi. Oltre tale soglia, infatti, gli autonomi sono tenuti a pagare l’imposta sui redditi Irpef (ne avevamo parlato qui).

Come abbiamo visto, la partita Iva è obbligatoria per i professionisti che esercitano un’attività abituale, anche se non esclusiva. Ma esiste una soglia di reddito al di sotto della quale questo obbligo non sussiste? Formalmente no. I fattori determinanti sono legati alla continuità della professione esercitata e non dagli introiti. Di fatto, sotto i 5.000 euro la partita Iva non viene aperta per convenienze legate agli oneri che essa comporta. La legge di bilancio 2019 ha agevolato le partite Iva con redditi fino a 65mila euro, con un’aliquota Irpef al 15% (contro il 23% dell’aliquota ordinaria fino ai 15mila euro). Per tale ragione dotarsi di partita Iva può risultare conveniente una volta superata l’area di esenzione (no tax area) Irpef per gli autonomi (4.800 euro).

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Alberto Battaglia

Giornalista professionista, attento fin dagli esordi alle tematiche di carattere economico. Si è formato presso le redazioni di Milano Finanza e Radio24; ha lavorato per Wall Street Italia, per l'edizione web di SkyTg24 e collaborato con varie altre testate. Per jobby cura la rubrica “What a wonderful work”- novità e approfondimenti dal mondo del lavoro