Libretti Famiglia o Lavoro autonomo occasionale: questo è il problema

11 Dicembre 2018 Alberto Battaglia

Nel mondo dei lavoratori digitali occasionali un dubbio è sempre in agguato: quale tipologia contrattuale è più adeguata a formalizzare la prestazione che svolgo? In questo approfondimento vorremmo concentrarci sui “lavoretti” di cui hanno spesso bisogno le famiglie, lasciando da parte le esigenze delle imprese.

Poniamo uno scenario concreto. Abbiamo cercato e trovato su una piattaforma Gig economy una figura adatta per le pulizie di casa e una per la riparazione del nostro pc. Entrambe lavoreranno occasionalmente, magari anche solo una volta. Quale contratto utilizzare?

In linea di massima, per questo genere di prestazioni esiste il Libretto Famiglia, sorto dalle ceneri dei vecchi voucher. Con questo strumento, è possibile retribuire“piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione; per l’assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità; per insegnamento privato supplementare”.

Diciamo subito che uno dei limiti del Libretto Famiglia è la poca agilità di utilizzo. Ragion per cui, in alcuni casi, si può ricorrere ad un’alternativa più agile: il contratto di Lavoro autonomo occasionale. Come suggerisce il nome, è il carattere autonomo della prestazione a distinguere le attività riferibili a questo contratto rispetto a quelle del Libretto Famiglia (per le quali è ammesso un coordinamento dell’attività per quanto riguarda, ad esempio, orari, luoghi e mezzi della prestazione). Con il Lavoro autonomo occasionale si possono inquadrare opere e servizi realizzati “con lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale”. La figura professionale che, per arrotondare, ripara il pc, rientra appieno in questa categoria. Infatti, il suo obbligo nei confronti del committente è solo il raggiungimento di un risultato (la riparazione), con libertà su modi,  mezzi e orari del lavoro.

Fatte queste premesse, nella pratica ci sembra che alcune delle attività che possono essere retribuite con i Libretti Famiglia, non escludano l’opzione del contratto di Lavoro autonomo occasionale. Ad esempio, si può sostenere che le lezioni private siano costituite da “lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione”: di fatto, nessuno guida il maestro nella sua attività di insegnamento. Anche l’attività di giardinaggio può essere svolta con mezzi propri e con un semplice vincolo di risultato, senza che scatti il rapporto di subordinazione. Ci pare diverso il discorso per i soggetti dedicati alla cura della persona, bambini e anziani, in quanto l’utilizzatore della prestazione lavorativa solitamente stabilisce luoghi, orari e modalità.

L’altra differenza: la praticità

A distinguere i contratti d’opera (Lavoro autonomo occasionale) dai Libretti Famiglia, al netto delle questioni proprie del diritto del lavoro, è la praticità d’utilizzo. Nel primo caso, a lavoro concluso si compila una ricevuta contenente una serie di dati anagrafici, tramite la quale il committente paga direttamente il lavoratore autonomo. Se il committente è una famiglia, non è prevista alcuna ritenuta d’acconto e viene versato al lavoratore il corrispettivo lordo (qui una panoramica sulla dichiarazione dei redditi relativi a questo contratto).

Più complesso lo strumento dei Libretti Famiglia, il cui pagamento è erogato direttamente dall’Inps. Vediamo in che modo. Per prima cosa, tanto l’utilizzatore quanto il prestatore dell’attività, devono accedere e registrarsi alla piattaforma tramite il servizio online dedicato del sito Inps. “Al termine della prestazione lavorativa e non oltre il terzo giorno del mese successivo allo svolgimento della prestazione stessa, l’utilizzatore è tenuto a comunicare:

  • I dati identificativi del prestatore;
  • Il compenso pattuito;
  • Il luogo di svolgimento della prestazione;
  • La durata;
  • L’ambito di svolgimento;
  • Altre informazioni per la gestione del rapporto.

Dopodiché l’Inps, “entro il 15 del mese successivo a quello in cui la prestazione si è svolta, eroga direttamente i compensi pattuiti”. Il valore della prestazione è vincolato. Ogni ora di lavoro viene pagata non meno di di 10 euro lordi (di cui “8 euro costituiscono il compenso del prestatore, 1,65 euro vengono accantonati per la contribuzione IVS alla Gestione Separata, 0,25 euro per il premio assicurativo Inail, e 0,10 euro per il finanziamento degli oneri gestionali). In questo caso, dunque, il compenso viene assegnato in “pezzi prestabiliti” da 10 euro lordi. A differenza del lavoro autonomo occasionale, comprendono contributi previdenziali e assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

 

 

Alberto Battaglia

Giornalista professionista, attento fin dagli esordi alle tematiche di carattere economico. Si è formato presso le redazioni di Milano Finanza e Radio24; ha lavorato per Wall Street Italia, per l'edizione web di SkyTg24 e collaborato con varie altre testate. Per jobby cura la rubrica “What a wonderful work”- novità e approfondimenti dal mondo del lavoro