Quali tutele per i lavoratori della gig economy?

20 luglio 2018 jobby team

Questa la domanda della tavola rotonda organizzata dallo Studio Carnelutti a Milano, per ragionare insieme ad alcune realtà che fanno parte di questo scenario: Foodora, Deliveroo, Domino’s Pizza, California Bakery e anche noi di jobby.

Ieri abbiamo avuto l’opportunità di partecipare ad un incontro molto interessante, organizzato dallo Studio Carnelutti con il supporto di legalcommunity.it, che toccava tutti gli argomenti più importanti nel campo del lavoro della gig economy.

Moderati da un attento e appassionato Giuseppe Bulgarini d’Elci dello Studio Carnelutti, erano al tavolo con noi: Gianni Galluccio, Head of Operations Foodora Italia, Valeria Innocenti, Responsabile Area Lavoro e Previdenza Assolombarda, Alessandro Lazzaroni, CEO di Domino’s Pizza Italia, Matteo Sarzana, General Manager Italy di Deliveroo e Maria Luisa Castiglioni di California Bakery.

Come sappiamo dalla ricerca della Fondazione Rodolfo Debenedetti, il lavoro nella gig economy rappresenta numericamente un dato pari allo 0,4% di quanto si muove sul mercato del lavoro, e i platform workers, tutti quelli cioè che sono prestatori di servizi tramite le piattaforme digitali, in Italia sarebbero tra 700mila e un milione.

È un settore paradigmatico dei grossi cambiamenti che l’economia sta incontrando e legiferare riguardo a questo nuovo scenario non è così immediato, soprattutto sul piano dell’attualità ci sono molte proposte in corso, che s’incrociano sulle tematiche di autonomia e subordinazione.

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Molti gli interventi significativi, riguardo a realtà verticali nell’ambito del food delivery, come quello di Sarzana di Deliveroo, che sottolinea quanto questi tipi di lavori rappresentino il futuro e quindi ci sia una necessità di assumersi delle responsabilità dal punto di vista aziendale, tutelando le persone che lavorano in questo campo.

Galluccio di Foodora, dice che le necessità della loro flotta di riders è proprio quella di mantenere la flessibilità, l’80% dei loro collaboratori ha infatti meno di 34 anni, molti sono studenti e questo tipo di lavoro permette loro di portare avanti gli studi. “L’inquadramento scelto è il co.co.co, c’è la copertura assicurativa, Inail e Inps, maternità, assegni familiari, corsi di formazione e quanto più possa venire incontro a tutte le esigenze”- conclude Galluccio

Durante l’incontro Andrea Goggi, nostro CEO e founder, ha spiegato ampiamente che la parte relativa alla tutela per noi è stata fondamentale fin dall’inizio: offrire a tutti i nostri workers un’assicurazione social, grazie alla partnership con Axieme, è proprio stato il primo tassello di un puzzle che s’inserisce nell’idea del cambiamento lavorativo che vogliamo portare sopratutto nel mercato italiano.

“Portare in Italia un modello più dinamico e tecnologico è per noi una spinta positiva, per creare un mercato di lavoro più grande, più aperto e con più opportunità per tutti”- continua il nostro CEO – “Noi siamo partiti dai lavoretti, perché in Italia esiste una fascia di lavori che non sono normati e regolarizzati, creare quindi una piattaforma molto semplice, che potesse essere usata da tutti, era proprio una sfida”.

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Continua Andrea:“Come azienda d’intermediazione di lavoro abbiamo deciso di tutelare al massimo tutto il flusso d’ingaggio lavorativo, siamo a tutti gli effetti un voucher digitale che offre una garanzia di pagamento e una tutela assicurativa.” 

Significativa l’esperienza di California Bakery, una realtà molto solida e in crescita, dove la vendita è sempre stata solo in negozio, che ha abbracciato il modello di Deliveroo dopo aver provato per 3 mesi gratuitamente la loro piattaforma e ha scelto di lavorare in esclusiva con loro per una filosofia di servizio nei confronti del cliente e proprio perché soddisfatti. Relativamente ai riders di Deliveroo, dice Maria Luisa Castiglioni: “Io che vivo spesso la realtà dei punti vendita, trovo persone molto precise e puntuali, che fanno un lavoro diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, ma che sono felici di farlo.” 

Aperto anche il dibattito relativo alla valutazione e al rating delle persone che lavorano in questo campo, visto diversamente dalle aziende presenti al tavolo.

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In merito aggiunge e conclude Goggi: “jobby è anche un entry level nel mondo del lavoro, permette diversi ranking di valutazione, portando così ad una crescita personale del lavoratore che crediamo necessaria. Per noi le recensioni del rapporto lavorativo sono anche garanzia di trasparenza della piattaforma.”