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  • Budget del personale per punto vendita: come costruirlo e monitorarlo

    Budget del personale per punto vendita: come costruirlo e monitorarlo

    In breve. Il budget del personale per punto vendita è il tetto di costo e di ore che assegni a ogni negozio, di solito per settimana. Si calcola moltiplicando le vendite previste per un’incidenza obiettivo e dividendo il risultato per il costo aziendale orario: con 21.000 euro di vendite, un obiettivo del 15% e 21 euro l’ora, il negozio ha 150 ore da pianificare.

    In molte catene il costo del personale si guarda a livello di azienda, a mese chiuso. Il problema è che il negozio in centro e quello in periferia, l’outlet e il corner in stazione hanno vendite, orari e picchi completamente diversi: un dato medio nasconde chi sta andando fuori budget e chi è sotto organico.

    In questa guida vediamo come costruire un budget personale punto vendita partendo dalle vendite previste, quali voci di costo includere, come trasformarlo in ore e turni e come monitorarlo ogni settimana, negozio per negozio.

    Che cos’è il budget del personale per punto vendita

    Il budget del personale per punto vendita è la quantità massima di costo, e quindi di ore di lavoro, che un negozio può impiegare in un periodo per raggiungere le vendite previste. Non è un taglio deciso dall’alto: è un obiettivo di produttività che lega le ore di lavoro a quanto il negozio vende davvero, giorno per giorno.

    Un buon budget ha sempre due facce: un valore in euro, che serve al controllo di gestione, e un valore in ore, che serve allo store manager quando costruisce i turni. Chi pianifica ragiona in persone e fasce orarie, non in percentuali.

    Perché serve un budget per ogni negozio

    Serve perché il personale è una delle voci di costo più pesanti del commercio e, a differenza dell’affitto, si decide ogni settimana con i turni. Secondo Istat, nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio il costo del lavoro per dipendente è stato di 37.600 euro nel 2023, in crescita rispetto ai 35.000 euro del 2021.

    Anche i minimi contrattuali si muovono. Il rinnovo del CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi firmato il 22 marzo 2024 da Confcommercio e sindacati, valido fino al 31 marzo 2027, prevede a regime un aumento di 240 euro al IV livello. Ogni aumento cambia il costo orario e quindi le ore che lo stesso budget può comprare.

    Se gestisci più store, trovi altri spunti nella guida alla gestione del personale nel retail.

    Quali voci di costo includere nel budget

    Nel budget va inserito il costo aziendale del personale, non la paga netta né solo la retribuzione lorda. La tabella riassume le voci principali e dove recuperare il dato.

    Voce di costo Cosa comprende Dove trovare il dato
    Retribuzione lorda Minimi del CCNL applicato, scatti, superminimi Contratto e tabelle retributive del CCNL
    Contributi a carico azienda Contributi INPS e premio INAIL Consulente del lavoro: variano per qualifica, dimensione e agevolazioni
    TFR Quota accantonata ogni anno Retribuzione annua divisa per 13,5 (art. 2120 c.c.)
    Ratei Tredicesima, quattordicesima, ferie, permessi Maturano ogni mese anche se si pagano dopo
    Variabili Straordinari, lavoro domenicale e festivo, maggiorazioni Storico delle presenze e cartellini
    Personale flessibile Part-time aggiuntivi, intermittenti, contratti stagionali Piano dei picchi (saldi, Black Friday, Natale)

    Il risultato è il costo aziendale orario di ogni figura. Per il budget del negozio basta di solito un costo orario medio ponderato sul mix reale di livelli e contratti; il calcolo preciso va fatto con il consulente del lavoro. Se vuoi approfondire le singole voci, l’articolo sul costo del personale nella ristorazione le spiega una per una.

    Come costruire il budget personale punto vendita in 6 passi

    Per costruire il budget parti dalle vendite previste del negozio, fissa un’incidenza obiettivo, converti l’importo in ore e distribuiscile sui giorni in base all’affluenza. Le due formule di base sono queste:

    Budget costo = Vendite previste × Incidenza obiettivo

    Budget ore = Budget costo ÷ Costo aziendale orario medio

    1. Stima le vendite della settimana. Usa lo storico dello stesso periodo, corretto per promozioni e calendario (ponti, festività, saldi).
    2. Fissa l’incidenza obiettivo. È la percentuale delle vendite che decidi di destinare al personale. Ricavala dai tuoi conti e dai negozi più efficienti della rete, non da un valore generico.
    3. Calcola il costo aziendale orario medio. Pondera i costi orari per le ore che ciascuna figura lavora davvero nel negozio.
    4. Converti il budget in ore. Dividi il budget in euro per il costo orario medio: è il numero che lo store manager userà per i turni.
    5. Distribuisci le ore per giorno e fascia oraria. Segui la curva delle vendite e degli ingressi: è il principio della pianificazione turni per fabbisogno.
    6. Verifica la copertura minima. Ogni negozio ha un numero minimo di persone sotto cui non può scendere, per sicurezza, cassa e servizio. Dove il budget non basta, decidi consapevolmente dove recuperare.

    Un esempio pratico: la settimana di un negozio

    Prendiamo un negozio di abbigliamento con dati dichiaratamente di esempio: 21.000 euro di vendite previste nella settimana, incidenza obiettivo del 15%, costo aziendale orario medio di 21 euro, apertura di 10 ore al giorno e copertura minima di 2 persone. Il budget è di 3.150 euro, cioè 150 ore.

    Giorno Vendite previste Ore da budget Ore minime (2 persone × 10 h) Ore da pianificare
    Lunedì 2.100 € 15,0 20,0 20,0
    Martedì 2.250 € 16,1 20,0 20,0
    Mercoledì 2.400 € 17,1 20,0 20,0
    Giovedì 2.700 € 19,3 20,0 20,0
    Venerdì 3.300 € 23,6 20,0 23,6
    Sabato 4.950 € 35,4 20,0 35,4
    Domenica 3.300 € 23,6 20,0 23,6
    Totale 21.000 € 150,0 – 162,6

    Il risultato è istruttivo: da lunedì a giovedì le vendite non bastano a pagare la copertura minima, mentre venerdì, sabato e domenica il budget regge. Pianificando tutto “a minimo garantito” si arriva a 162,6 ore, circa 265 euro sopra il budget, con un’incidenza che sale intorno al 16,3%.

    A questo punto le strade sono due: accettare un’incidenza più alta nei giorni deboli oppure recuperare ore nel weekend con turni più corti e sfalsati sui picchi, invece di turni pieni dall’apertura alla chiusura. In entrambi i casi è una decisione presa prima di pubblicare i turni, non una sorpresa a fine mese.

    budget personale punto vendita: calcolo delle ore e costo pianificato rispetto al budget per negozio
    Esempio di budget del personale per punto vendita: dalle vendite previste alle ore e confronto tra costo pianificato e budget (dati illustrativi).

    Quali regole rispettare quando trasformi il budget in turni

    Il budget dice quante ore puoi usare, ma i turni devono rispettare la legge e il CCNL. Secondo il Ministero del Lavoro, il D.Lgs. 66/2003 fissa l’orario normale a 40 ore settimanali e una durata media massima di 48 ore ogni sette giorni, straordinari compresi.

    Sempre secondo la stessa fonte, il lavoratore ha diritto a 11 ore consecutive di riposo ogni 24 ore, a una pausa quando la giornata supera le sei ore e ad almeno 24 ore consecutive di riposo ogni sette giorni, di regola la domenica, salvo le deroghe previste da legge e contratti collettivi.

    Come monitorare il budget del personale ogni settimana

    Il budget si monitora confrontando ogni settimana, per ogni negozio, ore e costo pianificati, ore e costo effettivi e vendite reali. Gli indicatori da tenere sotto controllo sono pochi:

    • incidenza del costo del personale sulle vendite, pianificata ed effettiva;
    • vendite per ora lavorata, cioè vendite divise per le ore effettivamente timbrate: misura la produttività del negozio;
    • scostamento tra ore pianificate e ore lavorate, dove emergono ritardi, uscite posticipate e straordinari non autorizzati;
    • ore extra e flessibili usate rispetto a quelle previste nel piano dei picchi.

    Per avere ore lavorate affidabili serve una rilevazione presenze precisa: la timbratura con geolocalizzazione lega ogni ingresso al punto vendita corretto. Nei periodi di picco, come Black Friday e Natale, conviene preparare un budget dedicato: trovi un metodo nella guida ai turni del Black Friday in negozio.

    Come gestire il budget del personale con Jobby

    Con Jobby il budget del personale diventa parte della pianificazione, invece di un foglio da controllare dopo. Jobby è usato da oltre 100 aziende, tra cui catene retail come Stroili.

    • budget per sede: imposti per ogni sede un limite settimanale di costo del personale, ricevi una notifica quando viene superato e puoi bloccare la pubblicazione dei turni oltre budget;
    • pianificazione turni settimanale e giornaliera per sedi e reparti, con costo e ore pianificate rispetto a quelle effettive per ogni giorno;
    • pianificazione per fabbisogno: i turni si costruiscono sul personale necessario per giorno e fascia oraria;
    • Jobby AI: crea i turni partendo da una richiesta scritta;
    • presenze con GPS, geofencing o QR code, con anomalie come ritardi, timbrature mancanti ed extra time da autorizzare;
    • cartellino e tracciato paghe verso Zucchetti, TeamSystem, Inaz, ADP e altri software del consulente.

    Nei prossimi rilasci Jobby aggiunge il monitoraggio del budget per singolo store, per seguire l’andamento di ogni punto vendita rispetto al proprio budget nello stesso posto in cui si fanno turni e presenze.

    Domande frequenti

    Che cos’è il budget del personale per punto vendita?

    È il tetto di costo e di ore di lavoro assegnato a un singolo negozio per un periodo, di solito la settimana. Si ricava dalle vendite previste del negozio e da un’incidenza obiettivo del costo del personale sulle vendite, poi si converte in ore con il costo aziendale orario medio.

    Come si calcola il budget del personale di un negozio?

    Si moltiplicano le vendite previste per l’incidenza obiettivo: ad esempio 21.000 euro di vendite settimanali al 15% danno 3.150 euro di budget. Dividendo per il costo aziendale orario medio, ad esempio 21 euro, si ottengono 150 ore da distribuire nella settimana.

    Quale incidenza del costo del personale sulle vendite usare in un negozio?

    Non esiste un valore valido per tutti: dipende da formato, assortimento, margini e livello di servizio. Il punto di partenza più affidabile è lo storico dei tuoi negozi, confrontando punti vendita simili per superficie, posizione e vendite.

    Ogni quanto va aggiornato il budget del personale per punto vendita?

    Le vendite previste e le ore vanno riviste ogni settimana, prima di pubblicare i turni. Il costo aziendale orario va aggiornato a ogni rinnovo contrattuale, scatto o cambio di organico, e in vista dei picchi come saldi, Black Friday e Natale.

    Cosa fare se un negozio supera il budget del personale?

    Prima si capisce la causa confrontando ore pianificate e ore lavorate: straordinari, extra non previsti o vendite sotto le attese. Poi si interviene sulla settimana successiva, spostando ore dalle fasce deboli ai picchi o rivedendo la copertura minima.

    Dai a ogni negozio il suo budget, prima di pubblicare i turni

    Un budget del personale per punto vendita funziona quando parte dalle vendite previste, si traduce in ore, rispetta copertura minima e regole sull’orario e viene confrontato ogni settimana con le presenze reali. È così che il costo del personale smette di essere una sorpresa di fine mese.

    Prova gratuitamente Jobby e imposta il budget dei tuoi negozi già dalla prossima settimana. Oppure richiedi una demo per vederlo applicato ai tuoi punti vendita.

  • Pianificazione turni per fabbisogno: come costruire i turni sull’affluenza reale

    Pianificazione turni per fabbisogno: come costruire i turni sull’affluenza reale

    In breve. La pianificazione turni per fabbisogno parte dal lavoro previsto (coperti, scontrini, check-in) per giorno e fascia oraria e da lì ricava quante persone servono, ruolo per ruolo. Nell’esempio di questo articolo un ristorante passa da 28 a 24 ore di sala il sabato (−14%) e copre meglio il picco delle 20. Il metodo funziona se previsioni, turni e presenze reali stanno nello stesso sistema.

    Molti locali e negozi costruiscono ancora i turni copiando la settimana precedente: stesse persone, stessi orari, qualche ritocco quando qualcuno chiede un cambio. Il risultato è noto a chi gestisce il personale: troppa gente nelle ore morte, poca nel momento in cui entra la gente. La pianificazione turni per fabbisogno rovescia la logica: prima si stima il lavoro che arriverà, poi si decide chi mettere in turno.

    In questa guida vediamo cos’è, come si calcola il fabbisogno per fascia oraria, un esempio pratico con numeri, le regole di legge da rispettare quando i turni seguono l’affluenza e gli errori più comuni.

    Che cos’è la pianificazione turni per fabbisogno

    La pianificazione per fabbisogno è un metodo che costruisce i turni partendo dal personale necessario in ogni giorno e fascia oraria, stimato sui volumi attesi, invece che da uno schema fisso ripetuto ogni settimana. Il fabbisogno si esprime in persone per ruolo e per fascia: per esempio “sabato, 20–21, sala: 5 persone; cucina: 4”.

    Il cambio di prospettiva è semplice ma ha effetti concreti su costo e servizio:

    Aspetto Schema fisso Pianificazione per fabbisogno
    Punto di partenza Gli orari della settimana precedente Volumi previsti per giorno e fascia oraria
    Unità di misura Persone per turno (pranzo/cena) Persone per ruolo e per ora o mezz’ora
    Ore morte Spesso sovracoperte Coperte con il minimo operativo
    Picchi Gestiti con straordinari o chiamate dell’ultimo minuto Previsti e coperti con turni brevi, part-time o extra
    Controllo del costo A fine mese, dal cedolino Mentre si costruisce il turno

    Il metodo vale ovunque il lavoro arrivi a ondate; cambia solo l’indicatore: coperti, scontrini, check-in, spettatori, colli.

    Come si calcola il fabbisogno di personale per fascia oraria

    Il fabbisogno di una fascia si ottiene dividendo il volume previsto per la produttività di un addetto in quella fascia e arrotondando per eccesso, senza mai scendere sotto il presidio minimo che serve per tenere aperto il reparto. La formula di base è questa:

    Addetti necessari nella fascia = Volume previsto nella fascia ÷ Volume gestibile da un addetto in un’ora
    (arrotondato per eccesso e mai sotto il presidio minimo)

    Servono quindi tre dati:

    • volume previsto: lo storico delle stesse settimane, corretto con prenotazioni, eventi in zona, meteo, promozioni e calendario (ponti, festività, partite);
    • produttività per ruolo: quanti coperti segue un cameriere in un’ora, quanti scontrini batte una cassa, quanti check-in gestisce il front office. Va misurata sul proprio locale, non presa da un benchmark esterno;
    • presidio minimo: il numero di persone sotto cui il reparto non può lavorare, per sicurezza, apertura casse o standard di servizio, anche se il locale è vuoto.

    Il calcolo si fa per ruolo, non per totale: un picco di coperti al tavolo carica sala e cucina, un picco di asporto carica cucina e cassa.

    Come pianificare i turni per fabbisogno in 6 passi

    1. Scegli l’indicatore di volume giusto. Deve essere disponibile ogni giorno e legato al lavoro reale: coperti, scontrini, ingressi, camere occupate, colli movimentati.
    2. Raccogli lo storico per fascia oraria. Bastano 8–12 settimane comparabili per vedere la curva tipica di ogni giorno. Tieni separati i giorni speciali.
    3. Definisci produttività e presidio minimo per ogni ruolo. Parti dai dati di un periodo in cui il servizio è andato bene e l’organico era adeguato, e rivedili ogni trimestre.
    4. Calcola la curva del fabbisogno. Per ogni giorno, fascia e ruolo ottieni il numero di persone necessarie: è la “sagoma” che i turni devono coprire.
    5. Trasforma la curva in turni reali. Combina turni pieni, part-time, turni spezzati dove il CCNL li prevede ed extra a chiamata sui picchi, rispettando riposi, durata minima dei turni e disponibilità delle persone.
    6. Confronta pianificato e lavorato. A fine settimana metti a confronto ore pianificate, ore timbrate e volumi effettivi: è così che le previsioni migliorano di settimana in settimana.

    Per l’impostazione generale dei turni, dagli schemi ai calendari, puoi partire dalla guida alla pianificazione dei turni di lavoro in azienda.

    Esempio pratico: il sabato di un ristorante

    Prendiamo un ristorante con servizio al tavolo e guardiamo solo la sala. I numeri sono indicativi: produttività di 20 coperti all’ora per cameriere e presidio minimo di 2 persone in servizio.

    Fascia Coperti previsti Camerieri necessari Schema fisso Differenza
    12–133024+2
    13–1470440
    14–152524+2
    19–203024+2
    20–219554−1
    21–2275440
    22–232024+2
    Totale345 coperti21 ore28 ore

    Lo schema fisso (4 camerieri a pranzo dalle 12 alle 15 e 4 a cena dalle 19 alle 23) vale 28 ore e ha due difetti: 8 ore di troppo nelle fasce tranquille e una persona in meno proprio alle 20, quando arrivano 95 coperti.

    La curva del fabbisogno somma 21 ore, ma i turni reali non possono durare un’ora. Una copertura realistica è questa:

    • pranzo: 2 persone 12–15 e 2 persone 13–15 (10 ore);
    • cena: 2 persone 19–23 e 3 persone 20–22, di cui una può essere un extra a chiamata (14 ore).

    Il totale scende a 24 ore, il 14% in meno dello schema fisso, e il picco delle 20 è coperto. L’obiettivo è avvicinarsi alla curva con turni sostenibili, non copiarla. Per tradurre le ore risparmiate in euro serve il costo aziendale orario: lo vediamo nella guida al costo del personale nella ristorazione.

    pianificazione turni per fabbisogno: camerieri necessari per fascia oraria rispetto allo schema fisso
    Esempio di pianificazione per fabbisogno: camerieri necessari per fascia oraria rispetto allo schema fisso (dati illustrativi).

    Quali regole rispettare quando i turni seguono l’affluenza

    Turni più corti e più variabili restano soggetti ai limiti di legge e del CCNL applicato: riposi, durata massima, regole del part-time e del lavoro intermittente. La pianificazione per fabbisogno funziona solo se questi vincoli sono inseriti nel calcolo, non verificati dopo.

    • Riposo giornaliero: 11 ore consecutive ogni 24 ore, con l’eccezione delle attività a lavoro frazionato nella giornata (D.Lgs. 66/2003, art. 7). Attenzione alla chiusura alle 23 seguita dall’apertura delle 10.
    • Riposo settimanale: almeno 24 ore consecutive ogni sette giorni, di regola la domenica, salvo le eccezioni previste (art. 9).
    • Durata massima: la media settimanale, straordinari compresi, non può superare 48 ore su un periodo di riferimento non superiore a quattro mesi, estendibile dai contratti collettivi (art. 4). Le pause sono obbligatorie oltre le 6 ore giornaliere (art. 8).
    • Part-time: le clausole elastiche permettono di variare collocazione o durata della prestazione con un preavviso di 2 giorni lavorativi e una maggiorazione del 15%; senza disciplina del CCNL il lavoro supplementare è ammesso fino al 25% delle ore concordate (Ministero del Lavoro).
    • Lavoro intermittente: ogni chiamata va comunicata prima dell’inizio della prestazione; il limite di 400 giornate in tre anni solari non si applica a turismo, pubblici esercizi e spettacolo (Ministero del Lavoro). Per i dettagli operativi vedi come funziona il lavoro a chiamata.

    Il CCNL applicato può prevedere regole diverse o più favorevoli su riposi, turni spezzati e maggiorazioni: verificale sempre con il tuo consulente del lavoro.

    Gli errori da evitare

    • Usare la media della settimana. Il fabbisogno si calcola per fascia: un sabato “nella media” può nascondere due ore di sottocopertura.
    • Dimenticare il presidio minimo. Una curva che scende a zero alle 15 non tiene conto di chi deve restare in sala, alla cassa o al ricevimento.
    • Ignorare le persone. Un turno perfetto sulla carta che nessuno può coprire genera cambi e straordinari.
    • Non chiudere il cerchio. Senza il confronto con le presenze reali le previsioni non migliorano e lo scostamento si scopre solo in busta paga.

    Se i picchi sono stagionali o legati a eventi, trovi altri spunti nella guida su come gestire i picchi di lavoro.

    La pianificazione per fabbisogno con Jobby

    Con Jobby la curva del fabbisogno e i turni stanno nello stesso planner, e il costo si vede mentre pianifichi:

    • pianificazione per fabbisogno: imposti il personale necessario per giorno e fascia oraria e costruisci i turni su quella base, per sede e reparto;
    • costo e ore pianificate vs effettive: per ogni giorno vedi quanto costano i turni e quanto si discostano da quanto lavorato davvero;
    • budget per sede: un limite settimanale di costo del personale, con notifica al superamento e blocco della pubblicazione oltre budget;
    • Jobby AI: crea i turni partendo da una richiesta scritta;
    • alert di compliance durante la pianificazione, pubblicazione con notifica push e conferme dei turni in app;
    • presenze con GPS e geofencing o QR code, per confrontare ogni giorno pianificato e lavorato;
    • lavoro a chiamata con conferme e comunicazioni obbligatorie automatiche, per coprire i picchi senza telefonate dell’ultimo minuto.

    Jobby è usato da oltre 100 aziende, tra cui catene di ristorazione, hotel e cinema come Poke House, Bomaki, Starhotels, Doppio Malto, Milu Group, Borgo Pignano, Gruppo Stay, The Space Cinema, UCI Cinemas e tante altre aziende che pianificano per turni. Se vuoi capire come l’intelligenza artificiale cambia il lavoro di chi fa i turni, leggi anche la guida alla gestione turni con l’intelligenza artificiale.

    Domande frequenti

    Cos’è la pianificazione turni per fabbisogno?

    È un metodo che costruisce i turni partendo dal personale necessario per giorno, fascia oraria e ruolo, stimato sui volumi previsti come coperti, scontrini o check-in, invece che ripetere lo schema della settimana precedente.

    Come si calcola il fabbisogno di personale per fascia oraria?

    Si divide il volume previsto nella fascia per il volume che un addetto gestisce in un’ora, si arrotonda per eccesso e non si scende mai sotto il presidio minimo del reparto. Il calcolo va fatto ruolo per ruolo.

    Quali dati servono per pianificare i turni sul fabbisogno?

    Lo storico dei volumi per fascia oraria di 8–12 settimane comparabili, la produttività di ogni ruolo misurata sul proprio locale, il presidio minimo per reparto e le disponibilità del personale.

    La pianificazione per fabbisogno riduce il costo del personale?

    Di solito riduce le ore nelle fasce a basso volume e migliora la copertura dei picchi. Nell’esempio dell’articolo le ore di sala del sabato passano da 28 a 24, con il picco delle 20 coperto meglio.

    Quali regole di legge vanno rispettate con turni variabili?

    Riposo giornaliero di 11 ore consecutive, riposo settimanale di almeno 24 ore, durata media massima di 48 ore settimanali (D.Lgs. 66/2003), le regole del part-time sulle clausole elastiche e la comunicazione preventiva per il lavoro intermittente, oltre a quanto previsto dal CCNL.

    Costruisci i turni sull’affluenza reale

    Pianificare per fabbisogno significa spostare le ore dove arriva il lavoro: meno persone ferme nelle fasce vuote, più presidio quando il locale si riempie, costo sotto controllo prima di pubblicare i turni.

    Prova gratuitamente Jobby e imposta il fabbisogno della tua prima settimana. Oppure richiedi una demo per vederlo applicato ai tuoi locali.

  • Costo del personale nella ristorazione: come calcolarlo e tenerlo sotto controllo locale per locale

    Costo del personale nella ristorazione: come calcolarlo e tenerlo sotto controllo locale per locale

    In breve. Il costo del personale è la somma di retribuzioni, contributi, TFR, ratei e straordinari di chi lavora nel locale. In un ristorante con servizio al tavolo la fascia di riferimento più usata è tra il 30% e il 40% del fatturato. Per tenerlo sotto controllo servono tre cose: un budget per locale, turni costruiti sul fabbisogno reale e il confronto continuo tra ore pianificate e ore lavorate.

    A fine mese molti ristoratori scoprono il costo del personale dal cedolino, quando non si può più cambiare nulla. Uno straordinario non previsto, un extra chiamato “per sicurezza”, un turno di sala troppo lungo nel martedì sera: presi singolarmente sembrano dettagli, sommati spostano il margine di diversi punti.

    In questo articolo vediamo come si calcola il costo del personale, quali valori di riferimento usare, quali indicatori monitorare e come passare da un controllo a consuntivo a un controllo in tempo reale, locale per locale.

    Che cos’è il costo del personale in un ristorante

    Il costo del personale è quanto l’azienda spende per avere le persone in servizio, non solo quanto finisce in busta paga. Comprende la retribuzione lorda, i contributi a carico del datore di lavoro, il TFR, i ratei di tredicesima e quattordicesima, ferie e permessi maturati, straordinari, maggiorazioni e il costo di extra e lavoratori a chiamata.

    Per questo il dato giusto da usare in pianificazione è il costo aziendale orario, non la paga oraria. È il valore che permette di sapere quanto costa davvero un turno prima di pubblicarlo.

    Voce di costo Cosa comprende Nota
    Retribuzione lorda Paga base, scatti, superminimi Da CCNL applicato
    Contributi a carico azienda INPS e INAIL Indicativamente intorno al 30% della retribuzione, variabile per CCNL, qualifica e agevolazioni
    TFR Quota annua accantonata Retribuzione annua diviso 13,5 (art. 2120 c.c.)
    Ratei Tredicesima, quattordicesima, ferie, permessi Maturano ogni mese anche se pagati dopo
    Variabili Straordinari, festivi, notturni, maggiorazioni La voce che sfugge più spesso
    Personale flessibile Extra, intermittenti, stagionali Da pianificare sui picchi, non a sentimento

    Il costo aziendale orario di ogni figura va verificato con il proprio consulente del lavoro: è la base su cui costruire budget e turni.

    Come si calcola l’incidenza del costo del personale sul fatturato

    L’indicatore più usato nella ristorazione è l’incidenza percentuale del costo del personale sul fatturato:

    Incidenza costo del personale = (Costo totale del personale ÷ Fatturato netto) × 100

    Esempio. Un ristorante fattura 60.000 euro netti in un mese. Il costo complessivo del personale, extra compresi, è di 20.400 euro. L’incidenza è del 34%: dentro la fascia di riferimento del servizio al tavolo, ma con margine di miglioramento se una parte delle ore cade in fasce a basso incasso.

    Calcolato una volta al mese, questo numero dice se è andata bene o male. Calcolato per settimana e per locale, dice dove intervenire.

    Quanto deve incidere: i valori di riferimento

    Non esiste una percentuale giusta in assoluto. Il formato del locale cambia molto il peso del personale: un fast casual con banco e cucina semplificata lavora con meno ore per coperto di un ristorante con servizio al tavolo e brigata completa.

    Per un ristorante con servizio al tavolo, la fascia del 30–40% sul fatturato è il riferimento più usato nella pratica. Più utile del benchmark esterno, però, è il confronto interno: stesso locale nelle settimane precedenti, locali simili della stessa catena, stesse fasce orarie.

    I 4 indicatori da monitorare ogni settimana

    1. Incidenza costo del personale sul fatturato, per locale e per settimana.
    2. Fatturato per ora lavorata: fatturato diviso ore effettivamente timbrate. Misura la produttività del servizio.
    3. Coperti per ora lavorata, separando sala e cucina: mostra dove l’organico è sovradimensionato.
    4. Scostamento tra ore pianificate e ore lavorate: ritardi, uscite posticipate e straordinari non autorizzati si vedono qui prima che in busta paga.

    Come ridurre il costo del personale senza peggiorare il servizio

    Ridurre il costo del personale non significa tagliare persone, ma mettere le ore giuste nei momenti giusti.

    1. Pianifica sul fabbisogno, non sullo schema fisso. Parti dai coperti previsti per giorno e fascia oraria e da lì ricava quante persone servono in sala, cucina e bar.
    2. Dai a ogni locale un budget settimanale di ore e di costo. Chi pianifica deve vedere il costo del turno mentre lo costruisce, non dopo.
    3. Usa personale flessibile solo sui picchi. Extra e lavoro a chiamata funzionano se sono pianificati e comunicati correttamente: approfondisci come funziona il lavoro a chiamata.
    4. Controlla le presenze reali ogni giorno. Una timbratura da smartphone con geolocalizzazione rende visibili ritardi e uscite fuori orario: vedi la guida alla gestione presenze in ristorazione.
    5. Autorizza gli straordinari prima, non dopo. Uno straordinario approvato in anticipo è una scelta; uno scoperto a fine mese è un costo.
    6. Pianifica le ferie nei periodi di bassa. Ferie maturate e non godute restano un costo: anticiparle nei mesi calmi alleggerisce l’alta stagione.

    Dal consuntivo al controllo in tempo reale: il budget per locale

    Nelle catene e nei gruppi con più locali il problema raddoppia: ogni manager pianifica a modo suo e il dato consolidato arriva solo a mese chiuso. La soluzione è un unico sistema in cui budget, turni e presenze di ogni locale siano collegati.

    budget del personale per locale: costo pianificato rispetto al budget settimanale
    Esempio di monitoraggio del budget del personale per locale (dati illustrativi).

    Con Jobby il costo del personale si controlla mentre si pianifica:

    • pianificazione per fabbisogno: i turni si costruiscono partendo dal personale necessario per giorno e fascia oraria, non da uno schema fisso;
    • controllo budget: il costo previsionale dei turni è visibile mentre li costruisci, per restare nel budget di ogni locale;
    • AI Planner: propone la pianificazione partendo da disponibilità, competenze, costi e regole su riposi e ore massime;
    • presenze e timbrature GPS: confronto immediato tra ore pianificate e ore lavorate;
    • lavoro a chiamata con COB automatico: extra e intermittenti attivati sui picchi, con la comunicazione obbligatoria già gestita;
    • multi-sede: tutti i locali in un’unica dashboard;
    • export paghe verso Zucchetti, TeamSystem, Inaz e gli altri software del consulente del lavoro.

    Nei prossimi rilasci Jobby aggiunge il monitoraggio del budget per singolo store e la gestione delle spese, per avere sotto controllo nello stesso posto le ore, il costo del personale e le uscite di ogni locale.

    Se vuoi capire come un unico sistema semplifica tutta la gestione del locale, leggi anche l’approfondimento sul gestionale per ristoranti.

    Domande frequenti

    Quanto incide il costo del personale in un ristorante?

    In un ristorante con servizio al tavolo la fascia di riferimento più usata per il costo del personale è tra il 30% e il 40% del fatturato. Il valore cambia con il formato del locale, il livello di servizio e l’organizzazione dei turni.

    Come si calcola il costo del personale di un ristorante?

    Si sommano retribuzioni lorde, contributi a carico azienda, TFR, ratei, straordinari e costo degli extra. Dividendo il totale per il fatturato netto e moltiplicando per 100 si ottiene l’incidenza percentuale.

    Cos’è il costo aziendale orario di un dipendente?

    È quanto costa all’azienda un’ora di lavoro di quella persona, contributi, TFR e ratei compresi. È il valore da usare per sapere quanto costa un turno prima di pubblicarlo.

    Come ridurre il costo del personale senza peggiorare il servizio?

    Pianificando sul fabbisogno reale per fascia oraria, dando a ogni locale un budget settimanale, usando extra e intermittenti solo sui picchi e confrontando ogni giorno ore pianificate e ore lavorate.

    Un software di pianificazione turni aiuta a controllare il costo del personale?

    Sì, se mostra il costo del turno mentre lo pianifichi e lo confronta con le presenze reali. Così lo scostamento si corregge in settimana, non a fine mese.

    Tieni il costo del personale sotto controllo, locale per locale

    Il costo del personale non si governa a fine mese guardando i cedolini: si governa ogni settimana, mentre si costruiscono i turni. Budget per locale, pianificazione sul fabbisogno e presenze reali sono le tre leve che spostano il margine.

    Prova gratuitamente Jobby e scopri quanto costano i tuoi turni prima di pubblicarli. Oppure richiedi una demo per vederlo applicato ai tuoi locali.

  • Da fisso a variabile: una semplice soluzione per ridurre il costo del lavoro

    Da fisso a variabile: una semplice soluzione per ridurre il costo del lavoro

    Non bisogna essere esperti nel settore per capire che l’emergenza che il mondo intero ha affrontato (e continua ad affrontare) abbia recato importanti danni all’economia globale ed in particolar modo alle Piccole e Medie Imprese (PMI). 

    L’OECD, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha analizzato come le PMI siano state colpite dal COVID-19, evidenziando l’effetto dannoso dell’epidemia su entrambe le facce del mercato: domanda e offerta.
    Tra i settori maggiormente colpiti troviamo quello dell’hospitality, della vendita al dettaglio e della ristorazione. Se appartieni ad una di queste categorie avrai sicuramente provato sulla tua pelle le molteplici criticità che questo periodo ha portato con sé, dall’aumento delle spese generali alla concorrenza proveniente da aziende digitali alla riduzione del “traffico” (o più specificatamente foot traffic) all’interno della propria attività.

    COSTI FISSI

    La concorrenza arrivata dal mondo digitale ha sicuramente ottenuto una posizione favorevole di mercato, riuscendo così ad “afferrare” una buona parte delle vendite. Varie ipotesi indicano che la causa di questa dinamica sia rappresentata dal mutamento delle preferenze dei clienti, guidati verso gli e-tailers (i.e. retailers online) grazie a prezzi ridotti, alla convenienza e ad una migliore customer experience.

    Inoltre, durante i periodi di calo, un fattore costante per le attività commerciali tradizionali sono purtroppo i costi fissi. Questi costi, che precedentemente potevano essere compensati da un buon numero di vendite, adesso vengono a malapena coperti, e spesso conducono molte imprese verso la strada del fallimento. Nel primo trimestre del 2020, rispetto all’anno precedente, ci sono state 9’000 aziende in più che hanno definitivamente cessato la loro attività. Tale dato rispecchia l’imponenza dell’impatto generato dal Coronavirus.

    Ovviamente, la crescente pressione all’interno di queste industrie sta costringendo i datori di lavoro a tagliare i costi fissi in modo tale da adattarsi al nuovo ambiente. 

    Vediamo le soluzioni intraprese e quelle che potrebbero essere applicate…

    SOLUZIONE TRADIZIONALE

    Per fronteggiare gli incombenti costi fissi, una delle soluzioni più utilizzate dai datori di lavoro è il taglio dei dipendenti. Il quale, tutto sommato, è un modo semplice e diretto per eliminare parte del costo del lavoro.

    Nonostante ciò, tale approccio comporta problemi nella gestione di fluttuazioni di mercato in termini di servizio verso i propri clienti. Effettivamente, essere a corto di personale, specialmenti in periodi di incertezza potrebbe condurre l’azienda a non rispettare gli stessi criteri di customer care previsti, conducendo l’attività ad offrire un supporto mediocre o insufficiente.

    SOLUZIONE SOSTENIBILE: PERSONALE IMMEDIATO ON-DEMAND

    Tagliare semplicemente il proprio organico rappresenta una soluzione immediata ma non sostenibile per il futuro dell’azienda. Il prossimo step, dopo il taglio del personale, è adattarsi alle nuove alternative di staffing on-demand, ovvero adottare personale su richiesta già selezionato.

    Jobby sa che la selezione del personale può essere affrontata in modo flessibile, anche se il datore di lavoro potrebbe non rendersene conto.

    Il datore ha la possibilità di risparmiare denaro fondamentale per il sostentamento o la crescita dell’attività tramite la riduzione di personale permanente part-time e l’inserimento di un bacino di lavoratori su-richiesta in periodi di necessità. In poche parole: meno dipendenti fissi, più personale al momento opportuno!

    Tramite il bacino di lavoratori presenti su Jobby è ora facile applicare questo principio di totale flessibilità lavorativa: diminuendo i costi fissi provenienti dallo stipendio mensile dei propri dipendenti e, soprattutto, evitando un costoso eccesso di personale.

    Fino ad ora abbiamo visto la situazione dal punto di vista delle aziende ma chiaramente Jobby è sempre stata una piattaforma di opportunità per chi lavora. Questo cambio da fisso a on demand può contribuire a rianimare il mercato del lavoro, a creare nuove opportunità che con il solo scenario dei tagli di personale non ci sarebbero, occasioni per rimettersi in gioco, fare upskilling e reskilling.

    Dunque è necessario abbracciare il cambiamento e adattarsi a metodi alternativi e più efficienti per richiedere lavoro…meno eccessi e sprechi, più lavoro e flessibilità!