Libretti Famiglia o Lavoro autonomo occasionale: questo è il problema

Nel mondo dei lavoratori digitali occasionali un dubbio è sempre in agguato: quale tipologia contrattuale è più adeguata a formalizzare la prestazione che svolgo? In questo approfondimento vorremmo concentrarci sui “lavoretti” di cui hanno spesso bisogno le famiglie, lasciando da parte le esigenze delle imprese.

Poniamo uno scenario concreto. Abbiamo cercato e trovato su una piattaforma Gig economy una figura adatta per le pulizie di casa e una per la riparazione del nostro pc. Entrambe lavoreranno occasionalmente, magari anche solo una volta. Quale contratto utilizzare?

In linea di massima, per questo genere di prestazioni esiste il Libretto Famiglia, sorto dalle ceneri dei vecchi voucher. Con questo strumento, è possibile retribuire“piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione; per l’assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità; per insegnamento privato supplementare”.

Diciamo subito che uno dei limiti del Libretto Famiglia è la poca agilità di utilizzo. Ragion per cui, in alcuni casi, si può ricorrere ad un’alternativa più agile: il contratto di Lavoro autonomo occasionale. Come suggerisce il nome, è il carattere autonomo della prestazione a distinguere le attività riferibili a questo contratto rispetto a quelle del Libretto Famiglia (per le quali è ammesso un coordinamento dell’attività per quanto riguarda, ad esempio, orari, luoghi e mezzi della prestazione). Con il Lavoro autonomo occasionale si possono inquadrare opere e servizi realizzati “con lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale”. La figura professionale che, per arrotondare, ripara il pc, rientra appieno in questa categoria. Infatti, il suo obbligo nei confronti del committente è solo il raggiungimento di un risultato (la riparazione), con libertà su modi,  mezzi e orari del lavoro.

Fatte queste premesse, nella pratica ci sembra che alcune delle attività che possono essere retribuite con i Libretti Famiglia, non escludano l’opzione del contratto di Lavoro autonomo occasionale. Ad esempio, si può sostenere che le lezioni private siano costituite da “lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione”: di fatto, nessuno guida il maestro nella sua attività di insegnamento. Anche l’attività di giardinaggio può essere svolta con mezzi propri e con un semplice vincolo di risultato, senza che scatti il rapporto di subordinazione. Ci pare diverso il discorso per i soggetti dedicati alla cura della persona, bambini e anziani, in quanto l’utilizzatore della prestazione lavorativa solitamente stabilisce luoghi, orari e modalità.

L’altra differenza: la praticità

A distinguere i contratti d’opera (Lavoro autonomo occasionale) dai Libretti Famiglia, al netto delle questioni proprie del diritto del lavoro, è la praticità d’utilizzo. Nel primo caso, a lavoro concluso si compila una ricevuta contenente una serie di dati anagrafici, tramite la quale il committente paga direttamente il lavoratore autonomo. Se il committente è una famiglia, non è prevista alcuna ritenuta d’acconto e viene versato al lavoratore il corrispettivo lordo (qui una panoramica sulla dichiarazione dei redditi relativi a questo contratto).

Più complesso lo strumento dei Libretti Famiglia, il cui pagamento è erogato direttamente dall’Inps. Vediamo in che modo. Per prima cosa, tanto l’utilizzatore quanto il prestatore dell’attività, devono accedere e registrarsi alla piattaforma tramite il servizio online dedicato del sito Inps. “Al termine della prestazione lavorativa e non oltre il terzo giorno del mese successivo allo svolgimento della prestazione stessa, l’utilizzatore è tenuto a comunicare:

  • I dati identificativi del prestatore;
  • Il compenso pattuito;
  • Il luogo di svolgimento della prestazione;
  • La durata;
  • L’ambito di svolgimento;
  • Altre informazioni per la gestione del rapporto.

Dopodiché l’Inps, “entro il 15 del mese successivo a quello in cui la prestazione si è svolta, eroga direttamente i compensi pattuiti”. Il valore della prestazione è vincolato. Ogni ora di lavoro viene pagata non meno di di 10 euro lordi (di cui “8 euro costituiscono il compenso del prestatore, 1,65 euro vengono accantonati per la contribuzione IVS alla Gestione Separata, 0,25 euro per il premio assicurativo Inail, e 0,10 euro per il finanziamento degli oneri gestionali). In questo caso, dunque, il compenso viene assegnato in “pezzi prestabiliti” da 10 euro lordi. A differenza del lavoro autonomo occasionale, comprendono contributi previdenziali e assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

 

 

Sussidio di disoccupazione e gig economy, convivenza possibile

La Gig economy è spesso, e sempre di più, la fonte di reddito unica dei lavoratori che vi partecipano. Eppure, le sue opportunità attirano anche soggetti che si definiscono disoccupati e che dunque non considerano i propri “lavoretti”, mediati dalle piattaforme digitali, come una vera e propria occupazione. Facciamo chiarezza per quanti godono del sussidio di disoccupazione Naspi.

Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione DeBenedetti/Inps, rientrano in questa categoria, nel 2018, oltre 109mila persone, ovvero il 18,6% del totale dei gig worker. Da quale contesto provengono i tali “disoccupati”? Osservando la distribuzione anagrafica, si trovano agli estremi: si tratta dei soggetti più giovani e al tempo stesso dei più anziani del campione. Circa il 30% dei lavoratori nella Gig economy fra i 18 e i 24 anni, infatti, si definisce disoccupato, mentre nella fascia 50-64 anni la percentuale sale oltre il 35%. Nel primo caso, è assai probabile che si tratti di giovani studenti che lavorano poche ore nel tempo libero; nel secondo, invece, si può ipotizzare che la gig economy sia considerata un limbo nel quale si è piombati dopo la perdita dell’occupazione. Un modo per reinserirsi, almeno in parte, nel mondo del lavoro.

In questa fase di recupero, il lavoratore licenziato potrebbe trovarsi di fronte a dei dubbi sul mantenimento del proprio sussidio di disoccupazione, la Naspi. La durata di questa indennità, di importo decrescente nel tempo, può arrivare fino a 24 mesi. Purtroppo, non è raro che per approfittare di questo ammortizzatore sociale, il lavoratore avvii una nuova attività lavorativa in nero, continuando a percepire il sussidio finché può. Se si lavora nella Gig economy, invece, la Naspi è di norma compatibile e può essere cumulata con questi redditi; anche se non per intero e con precisi vincoli.

Nel dettaglio, il gig worker che eserciti la sua professione tramite contratti d’opera (lavoro autonomo occasionale), può continuare a godere della Naspi nei casi in cui non percepisca oltre 5.000 euro all’anno e risulti esente dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. “Il soggetto, a pena di decadenza dalla prestazione, è tenuto a comunicare all’Inps entro un mese dall’inizio dell’attività di lavoro autonomo, o dalla data di presentazione della domanda di Naspi se l’attività preesisteva, il reddito derivante dalla stessa”, scrive l’istituto di previdenza.

In altre parole, è obbligatorio comunicare una stima dei guadagni previsti tramite l’attività autonoma: l’assegno della Naspi si adegua sulla base di questa dichiarazione. L’indennità di disoccupazione, infatti, si riduce di un importo pari all’80% dei redditi presunti inoltrati all’Inps. Infine, è obbligatorio, pena la restituzione del sussidio, comunicare i redditi effettivamente percepiti all’Inps tramite un’autocertificazione da inoltrare entro il 31 marzo dell’anno successivo.

A conti fatti, la coesistenza fra gig economy e Naspi non dà grossi benefici. Se si prevede, ad esempio un guadagno mensile di 400 euro e si riceve una Naspi di 1.000 euro, la nuova indennità sarà pari a 680 euro (cioè ridotta dell’80% del reddito da lavoro autonomo). In tal modo, si passerà da un reddito mensile di 1.000 a uno di 1.080 euro, comprensivo dei 400 euro ottenuti lavorando e dei 680 relativi all’indennità Naspi. Per maggiori dettagli, rimandiamo alla circolare Inps del 23 novembre 2017, n. 174.

Il discorso è analogo per i lavoratori occasionali retribuiti tramite i nuovi voucher (PrestO, Libretti famiglia). Per questa categoria già vige un tetto annuo di 5.000 euro.

Un’ultima fattispecie che ci sembra importante ricordare riguarda il lavoro intermittente, o a chiamata. In questo caso, trattandosi di un rapporto di lavoro subordinato, il sussidio viene sospeso fino a sei mesi. Se il contratto prevede l’obbligo di risposta e l’indennità di disponibilità, la Naspi è sospesa per tutti i sei mesi; in caso contrario, il sussidio viene trattenuto solo nei giorni in cui si è effettivamente lavorato. Se il contratto a chiamata (intermittente) viene prorogato oltre i sei mesi è prevista la decadenza dell’indennità di disoccupazione.

Personal branding: cos’è e a chi serve

Fra i concetti più ricorrenti nel vocabolario della comunicazione c’è sicuramente quello del personal branding. Non intendiamo offrirne qui una spiegazione tecnica approfondita, ma cercheremo di mostrarne il potenziale e di esaminare se questa tecnica di marketing può essere utile per la professione freelance – con qualche primo suggerimento per metterla in pratica.

La definizione potrebbe apparire un po’ vaga: fare della propria persona un “marchio”, potrebbe voler dire molte cose. È certo, però, che chi compie un’operazione di personal branding è interessato a influenzare la percezione di una comunità di riferimento: l’opinione che ha di lui, delle sue competenze, della sua professionalità, dei suoi valori. L’avvento di Internet e dei social media ha fornito strumenti assai accessibili per la costruzione di un “marchio personale”. Canali Youtube, profili LinkedIn e Twitter, blog: questi sono solo alcuni dei mezzi che possono ospitare la costruzione di un brand, attraverso la pubblicazione di contenuti non pubblicitari.

Il caso più clamoroso di personal branding italiano è senza dubbio quello di Beppe Grillo, il cui blog, non a caso, è stato supportato dall’equipe di esperti di marketing digitale nota come Casaleggio Associati. A un anno dall’apertura, nel 2006, il blog di Grillo rientrava fra i 30 blog più influenti al mondo, unico sito italiano nelle prime cento posizioni. Il comico era ormai da anni assente dalla televisione, in un’epoca pre-social in cui non apparire sul piccolo schermo spesso conduceva all’oblio. Con l’apertura del blog, Grillo cercò qualcosa di più di una semplice vetrina per le sue invettive. Da semplice autore di satira, il comico genovese iniziò la sua trasformazione in paladino della giustizia, coltivando una serie di valori (l’ecologia, l’onestà nella politica), promuovendo iniziative di legge popolari (2007), creando slogan (“vaffa…”). All’interno di questo contenitore il comico costruì una solida platea di lettori, che sarebbero poi diventati il nucleo iniziale del progetto politico che sarebbe nato di lì a poco. Il brand 5 Stelle è stato a lungo specchio dell’immagine del suo fondatore; al punto di poter affermare con ragionevole certezza che senza il personal branding di Grillo, sarebbero mancati i presupposti per il terremoto politico apportato dal M5s a partire dal 2013.

Al di là dei giudizi personali, questo esempio chiarisce alcuni degli strumenti utilizzati per accreditarsi presso un’audience e costruire un’immagine di sé utile al raggiungimento dei propri obiettivi. Che sia la cura di un blog o di un canale social, è importante comprendere quali contenuti hanno valore per la platea di potenziali clienti, in relazione alla propria attività professionale. Una volta individuato questo, è importante coltivare la relazione offrendo regolarmente tali contenuti. Grillo – tornando al nostro esempio – ha compiuto questo step presentandosi, per anni, come una fonte di informazione alternativa, cercando di intercettare l’insoddisfazione per la politica e per i media tradizionali. L’obiettivo della strategia è acquisire lo status di punto di riferimento nell’ambito della propria professione, esprimendo tutti i valori di chi la sa svolgere con successo. Il personal branding consente così di acquisire un vantaggio competitivo sui freelance che non possono contare sull’alone di fiducia creato tramite questo lavoro d’immagine. Sarà più chiaro, adesso, perché i manuali suggeriscano di stabilire innanzitutto “chi siamo” a “chi ci rivolgiamo” e “come”.

Va chiarito, in conclusione, che alcune professioni possono trarre maggiori vantaggi dal personal branding, rispetto ad altre: prima di iniziare il laborioso processo di questa tecnica, sarà utile chiedersi cosa potremmo ricavarne. In generale, alcune professioni non possono farne a meno: una fashion blogger, ad esempio, vive grazie all’immagine che la sua comunità ha di lei. Anche la politica, come abbiamo visto, non può trascurare l’immagine. La scelta di un idraulico o di un tecnico informatico, al contrario, ci sembra determinata da altri fattori, che non riguardano l’universo di valori che accompagnano questa figura. Se la professione che esercitiamo viene scelta anche in base all’aura personale (reputazione, immagine, valori), allora si potranno sfruttare al meglio i benefici di coltivarla e, soprattutto, di farla conoscere.

Qual è il giusto prezzo per un lavoro su jobby? Ecco la nostra guida ai compensi

Se hai bisogno di un consiglio per decidere il giusto prezzo, consulta la nostra pratica guida ai compensi: sarà più facile mettere un annuncio, avendo già un’idea del budget a disposizione

Iniziamo dicendo che questa guida rappresenta solo un consiglio, basato su quanto abbiamo appreso, grazie all’esperienza sul campo di questi primi anni di jobby.

Premettiamo che si tratta sempre di lavori definiti occasionali, per questo ci riferiamo ad una media di mercato per consigliarvi il giusto compenso quando richiedete un lavoro specifico su jobby.  Read more

Non solo rider: i numeri della Gig economy in Italia

Quanti sono gli italiani attivi nella gig economy e, soprattutto, quali attività svolgono? Lo scorso giugno è stata presentata la prima ricerca approfondita sul tema. Sorpresa: la grande maggioranza non sono né studenti né rider.

Lo scorso giugno il dibattito sul “decreto dignità” ha riportato la gig economy al centro dell’attenzione. Il governo e i media hanno dato grande risalto alla realtà dei rider, sollevando il problema di una maggior tutela per questa categoria di lavoratori. I dati disponibili, tuttavia, suggeriscono che quella dei gig worker “in bicicletta” sia una componente minoritaria, se si guarda al panorama complessivo. Per questo l’importanza di un aggiornamento dei diritti dovrebbe partire da una fotografia nitida sui numeri della gig economy in Italia.

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Dichiarazione dei redditi e lavoro occasionale: quando è obbligatoria

Parte oggi la nuova rubrica “What a wonderful work”, dedicata al mondo del lavoro autonomo e della gig economy: in questo primo focus ci occupiamo della dichiarazione dei redditi da lavoro occasionale

“What a wonderful work” potrà sembrare un nome eccessivamente ottimista per una nuova rubrica sul mondo del lavoro. Quando si pensa alla Gig economy, in particolare, la mente corre verso la buona volontà dei giovani che si mette al completo servizio dei profitti delle multinazionali. Il nostro obiettivo, allora, sarà duplice. Cercheremo di esplorare il mondo del lavoro autonomo con un orizzonte più ampio e attento alle opportunità; in più, ci proponiamo di risolvere i dubbi più comuni di chi si appresta a entrare nel mondo della Gig economy, a partire da quelli giuridici o economici. Che il viaggio abbia inizio! Read more

Ancora più tutele per i nostri workers, sempre grazie ad Axieme

Introdotta nell’assicurazione anche la responsabilità civile verso terzi, in questo modo i nostri workers possono sentirsi ancora più tutelati quando svolgono un incarico con jobby

Per questo jobby, è una delle prime realtà della gig economy, che ha stretto fin da subito una partnership con Axieme, startup insurtech che offre un modo smart e innovativo di tutelare la propria community, attraverso un’assicurazione social, se volete saperne di più, leggete il nostro articolo precedente.

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#Tipidajobby presenta Dorela: Autoironica, “intonata” e sempre pronta a strappare un sorriso

Ecco la video intervista a Dorela Cela, cantante lirica sempre pronta a mettersi in discussione, attraverso diverse esperienze lavorative che la fanno crescere come persona, qui ci racconta come ha scoperto jobby.

Dorela rappresenta perfettamente lo spirito di jobby. Ha 29 anni, è una cantante lirica di alto livello, diplomata al Conservatorio G.Verdi di Milano, con un curriculum musicale da fare invidia a chiunque. Ma è anche una persona che ha sempre voglia di mettersi in gioco, in grado di adattarsi a molte situazioni lavorative, diverse dal suo habitat teatrale e di palcoscenico. Infatti nel tempo libero dalle tournée e dalle lezioni di canto, svolge con grande armonia altri lavori, che mettono in luce le sue capacità e passioni.

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#TheStoryOf: Quando non vedi l’ora di dormire sonni tranquilli

Qualcuno che ti aiuta a montare il letto della casa nuova? Lo trovi su jobby. La lettura di questo #TheStoryOf è consigliata ad un pubblico sveglio, che sogna il riposo quotidiano solo di notte.

Avreste mai pensato di montare il letto appena comprato in autonomia, in meno di due ore? Sì può fare, grazie a qualcuno pronto a darvi una mano, esperto di mobili Ikea e con tanta passione per il design e l’arredamento. Come sempre, quella che state per leggere, è una storia vera.

Facciamo un piccolo rewind, l’annuncio su jobby diceva così:

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#Tipidajobby presenta Luca: intraprendente, dinamico e pieno di risorse

Trovate qui la video intervista a Luca Fantasia, uno dei nostri All Star worker più versatile, capace di destreggiarsi con passione tra i diversi lavori richiesti su jobby.

Luca è davvero una persona piena di risorse, rappresenta in pieno lo spirito di jobby. Ha quasi 40 anni, ma se dovessimo trovare un’età per determinare la sua voglia di fare, potremmo dire tranquillamente che ha lo spirito di un ragazzo instancabile, curioso e dinamico.

Proprio per la sua grande esperienza, è un esempio di quanto sia importante sapersi reinventare e adattare ad ogni situazione e ad ogni età.

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