Abbiate il coraggio di cogliere le opportunità

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CEO e Co-Founder di Foody, la prima piattaforma dedicata ai viaggiatori che desiderano vivere esperienze turistiche ed enogastronomiche locali, Elena Bisio è una giovane imprenditrice che, come piace a lei stessa raccontare, “si è fatta da sola”.  

Un passato da Manager in Publitalia, il romanzo di successo “Qualunque cosa sia, tu chiamala per nome”, poi una nuova avventura, che le è valsa il premio Lierac come “Imprenditrice dell’anno”, Roberta Sasso ha capito che era arrivato il momento di cambiare vita. Adesso è Co-Founder di jobby.

Insieme, si raccontano e ci raccontano cosa significa essere un’imprenditrice oggi e quali caratteristiche servono per avere successo.

Gli inizi

Origini liguri, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Genova, Elena ha sempre amato i suoi studi, ma ha sempre saputo di non voler lavorare nell’ambito legale.
Muove i suoi primi passi nel digital frequentando a Milano il corso “Palestra Digitale”, lavorando poi nel marketing e nella comunicazione di un’azienda. È durante questa esperienza lavorativa che entra in contatto con InnovAction Lab, un corso dedicato all’imprenditoria. Ed è grazie a questo percorso che le si apre un mondo, quello che poi sceglierà. I passi da compiere sono molti, ma non le fanno paura: l’esperienza in InnovAction Lab si conclude, H-Farm la contatta dopo un’application.
Elena va a vivere in Veneto, lasciando il suo lavoro. “Ho seguito il flusso” mi racconta Elena “cogliendo un’opportunità che si è creata, o meglio, che mi sono impegnata a creare. Foody era ancora in una fase embrionale, ma io ci credevo; desideravo darmi, e dargli, un’opportunità. Se non ci avessi creduto non lo avrei fatto”.

Dal crederci al realizzarlo, il passo non è stato breve e nemmeno semplice, ma Elena lo ha compiuto. I suoi soci – che lei definisce “dei veri compagni di viaggio” – sono stati una presenza fondamentale, come lo è stato l’incontro con Marco Rizzelli, grazie al quale Foody ha cambiato (o aggiustato) la rotta del business, passando dal social eating al turismo eno-gastronomico.

Roberta Sasso, dopo una lunga carriera come Manager in Publitalia, ha deciso di cambiare lavoro e di rimettersi in gioco: “Non sapevo ancora dove volessi andare, ma sapevo ormai chi ero diventata”. È stata questa la spinta che l’ha mossa, e che l’ha portata quasi per caso a conoscere Andrea Goggi, Founder di jobby.
“Ci siamo incontrati, abbiamo parlato, ci siamo piaciuti. Avevamo la stessa visione”.
Il suo segreto? “Immaginare dove puoi andare, senza avere paura”.
Senza paura le sue competenze sono entrate in gioco: ha coinvolto le persone, i clienti, le aziende. Ha costruito jobby insieme ad Andrea, “mattone dopo mattone”.

Come mai hai preso questa decisione di “cambio di rotta”?

Elena: “Perché ho avuto l’umiltà di ascoltare e di rivedere alcuni obiettivi in corso d’opera: Marco è stato un po’ il mio mentore, ha sempre lavorato nell’ambito turistico, mi sono fidata del suo feedback. Lui mi ha detto che saremmo dovuti andare noi dal business, non viceversa. Il “social eating” in Italia non avrebbe avuto una grande crescita, io l’ho ascoltato, abbiamo puntato sul turismo eno-gastronomico. E adesso siamo tra i pionieri del settore”.

Roberta: “Perché in Publitalia mi sentivo appagata, ero arrivata dove desideravo, avevo raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata. Temevo però di fermarmi, avevo bisogno di nuovi stimoli, di rimettermi in gioco. Credo fermamente che le idee siano nell’aria, ma bisogna saper afferrarle e metterle a terra. Io avevo un progetto in testa, l’ho raccontato ad un mio amico che mi ha messo in contatto con Andrea (Goggi, ndr) che stava già lavorando al progetto di jobby. Il resto è storia (sorride).

Che cosa significa, per te, essere un’imprenditrice oggi?

Elena: “Per usare un francesismo, avere non 2, ma 4 palle! Questo vuol dire essere imprenditrici, non solo oggi, ma da sempre. Può cambiare il prodotto, può variare il servizio, ma è sempre business. Quello che accomuna le imprenditrici è l’ambizione e la voglia di provarci”. 

Roberta: “Io credo che le vere donne non debbano entrare forzatamente nel mondo maschile. Come donne abbiamo una caratteristica peculiare: la sensibilità di approccio. Essere imprenditrici per me significa non dover rinunciare a questa parte, che ci permette di lavorare davvero in team con gli uomini, di fare squadra”.

Credi esista una distinzione tra uomo e donna, nell’avere e nel gestire una propria attività?

Elena: “Personalmente no, non credo esista una differenza così marcata. Al giorno d’oggi ovviamente tutto è più accessibile, c’è più concorrenza, ma non credo che questo penalizzi maggiormente un sesso o l’altro. Forse, come donna, in alcuni momenti devi faticare maggiormente per essere ascoltata, ma credo (e spero) sia solo una questione di tempo”.

Roberta: “Io ho iniziato a lavorare a 19 anni, quando ancora esisteva una differenza marcata tra uomo e donna nel lavoro: erano gli anni ’90, sicuramente una donna faticava di più per essere apprezzata come gli uomini. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’evoluzione storica positiva: attualmente non vedo una grande differenza tra i due sessi nel mondo del lavoro, proprio perché so com’era ieri. Anzi, credo che la vera imprenditrice sia colei che torna a casa dalla propria famiglia, dai propri figli, perché non deve dimenticarsi di essere donna”.

Quali sono le caratteristiche per te necessarie per essere un imprenditore o un’imprenditrice oggi? 

Elena: “Sicuramente crederci, e tanto. Sembra scontato, ma non sempre lo è. Se ci credi lo fai, o almeno ci provi. Poi ovviamente gli uomini possono avere delle loro qualità peculiari e le donne anche. La voglia di dedicare tempo ed energia al proprio progetto, di mettere in gioco qualsiasi aspetto della propria vita, però, è trasversale, che tu sia uomo o donna. Forse, in un settore ancora molto maschile – quello imprenditoriale – la donna a volte è costretta ad avere un approccio forzatamente duro per farsi rispettare. Ed è un peccato.”.

Roberta: “Essere imprenditore – e uso volutamente questo termine perché non vedo una differenza con l’essere imprenditrici – significa innanzitutto essere responsabili ed essere flessibili. Oggi si perde, domani si vince, l’importante è rimanere in equilibrio, saldi nella propria visione. Occorre saper piegarsi senza spezzarsi. Questo si traduce nel saper accogliere la critica, non prenderla sul personale, saper compensare. Restare con le radici nella terra, ben fissate. Fluire ma non cadere, osservando le cose con distacco, mettendosi nei panni dell’altro. Soprattutto, mettendosi (anche) in discussione”.

Credi che i tempi attuali possano aiutare o penalizzare un percorso imprenditoriale femminile?

Elena: “Credo che oggi, grazie anche ad una nuova tipologia di lavoro, la donna abbia l’opportunità di diventare imprenditrice un po’ più facilmente. Lungi da me sottovalutare il sacrificio e l’impegno richiesti, ma parlando per esperienza personale, io non ho mai aspettato che nessuno mi desse niente. Ovviamente ho chiesto e chiedo ancora aiuto, ma prima voglio sempre provarci io, riuscirci da sola. Forse sembra un discorso un po’ forte, ma nel mondo del lavoro bisogna andarsi a prendere le cose da soli. Il mio consiglio è quello di proporsi e, se non va bene, di riproporsi ad altri. Occorre investire il proprio tempo senza paura di sprecarlo; io ho sempre investito il mio tempo, e non me ne sono mai pentita”.

Roberta: “Credo che i tempi attuali possano aiutare assolutamente un percorso imprenditoriale femminile. L’uomo, per me, è più cacciatore, ha una visione diversa dalla donna: più lineare e lontana, mentre la donna riesce a vedere oltre, capta le sfumature, crea empatia e coinvolgimento. Sono caratteristiche assolutamente complementari che agevolano un percorso di crescita anche per le donne. Io racconto un sogno, parlo di soldi, condivido numeri, e lo faccio sempre in modo emozionale. Una donna deve saper valorizzare i propri elementi differenzianti: è questo che crea ricchezza. Senza autenticità non si va da nessuna parte”.

Si parla tanto di fallimento, ultimamente sempre più in chiave positiva (ad esempio con le Fuckup Nights): che idea hai tu?

Elena: “Ho un’idea volutamente neutrale, oggettiva: è umano sbagliare, io stessa posso fallire tutti i giorni in tante piccole cose, e appena lo capisco cerco subito di cambiare approccio, di non incaponirmi. L’errore può nascere da molteplici fattori come l’inesperienza, l’aver sottovalutato alcuni aspetti, e non va né demonizzato né idealizzato”.

Roberta: “Gli errori servono e sbagliare serve tantissimo. Tutti commettiamo errori, è l’averne consapevolezza che fa la differenza. L’errore, se vissuto come forma di allenamento ed elaborato bene, è la molla che ci fa compiere il salto: come quando i tre passi indietro servono solo a prendere la rincorsa. Se non c’è autocritica, invece, l’errore è inutile. Bisogna sempre dare un senso alle cose, anche all’errore”.

Un consiglio a chi decide di intraprendere un percorso imprenditoriale?

Elena: “La donna, oggi, ha tante opportunità nel mondo del lavoro e può ricoprire diversi ruoli, un tempo esclusivamente maschili; occorre cercare di essere trasversali nel mondo del lavoro, non focalizzarsi verticalmente solo su un ambito e imparare il più possibile da tutto. Non avere troppa paura di lanciarsi, a volte anche di imporsi, senza dimenticare mai il proprio essere donna. Osare, confrontarsi, contaminarsi e condividere. Infine, cercare, per quanto possibile, di rimanere autentiche: purtroppo, spesso, le donne si comportano come “mastini” per farsi rispettare, cercando in qualche modo di imitare un approccio molto maschile. Dovremmo semplicemente ricordarci che, prima ancora che uomini o donne, in generale, siamo persone che lavorano. E che devono saper cogliere le opportunità”.

Roberta: “Mai buttarsi giù. Mai non credersi all’altezza. Perché si tratta solo di imparare. La paura a volte crea anche degli alibi a cui ci aggrappiamo per non provarci, ma è solo provandoci che scopriamo nuove forze o nuove abilità che forse non pensavamo di possedere. Se non riesco ad arrivare ad un obiettivo o ad un risultato in modo diretto, proverò seguendo un altro percorso, utilizzando altre abilità che so di avere: anche questo vuol dire flessibilità”.