Road to jobby: scopri come Alice ha trasformato le sue passioni nel ruolo di HR Specialist di jobby

Il lavoro quando ti serve

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Conosciamo Alice.

Alice si è unita a jobby nel ruolo di HR Specialist nella primavera del 2018.
È stata la prima Recruiter della startup e oggi gestisce un team di tre persone, focalizzato sulla ricerca del match perfetto tra worker e offerente.
Prima di jobby lavorava come Recruiter freelance a Roma – città che ha lasciato per unirsi al team – e meditava un dottorato in Filosofia della mente.

Quando eri più piccola, che lavoro sognavi di fare?

Ho attraversato diverse fasi: ho iniziato sognando di fare la paleontologa (cercavo scheletri di dinosauri nel mio giardino con i pennelli da trucco di mia mamma – immaginate la sua felicità!), poi ho passato la fase “ienologa” (una zoologa specializzata in iene) e infine ho deciso che sarei stata una sagace investigatrice privata.
La vita mi ha portato ironicamente a ricoprire un ruolo in cui, proprio come una detective, capire le persone e coglierne le sfumature e le motivazioni è davvero fondamentale.
Svestiti i panni di HR Specialist, ho ancora un sogno nel cassetto: diventare scrittrice di saggi filosofici o di un solo, scardinante, romanzo.

Ripercorri velocemente il tuo passato: quali eventi ti hanno portato a ricoprire il ruolo che hai oggi in jobby?

Oggi sono qui perché ho sempre inseguito ciò che amo fare: mi sono innamorata della Filosofia che mi ha regalato elasticità mentale, ho scoperto la passione per le Risorse Umane che mi ha permesso di dare concretezza ai miei studi e di tramutarli in una professione, mi sono sempre interessata al Digital e alle nuove tecnologie, perché ho sempre avuto la curiosità di capire fin dove avrebbero potuto condurci, nella vita privata come nel lavoro. Ora credo che siano stati tutti questi “incontri con il destino” a portarmi fino a jobby e a darmi la possibilità di ricoprire il ruolo di HR Specialist.
Senza falsa retorica, mi sento esattamente dove vorrei essere.

In che modo jobby ti ha fatto crescere a livello personale o professionale?

Lavorare in jobby è una crescita esponenziale e continua, per diversi motivi.
Per ciò che facciamo, perché è un terreno perlopiù inesplorato in cui per andare avanti dobbiamo innovare ogni giorno.
Per le persone per cui lo facciamo, perché lavoriamo a stretto contatto con utenti (worker o offerenti) di ogni estrazione sociale, età e generazione: un potpourri umano che ti mette di fronte a limiti e risorse personali e professionali e ti obbliga a metterti in discussione e a crescere, giorno dopo giorno.
Infine, per come lo facciamo: siamo una realtà giovane e propulsiva, in cui è frequente e necessario cambiare idea e strategia, e questo ti porta a migliorare a una velocità che in tante altre realtà è preclusa. 

Prima o poi nella nostra carriera incontriamo un momento di crisi/stallo: tu come lo affronti?

Solitamente nei miei momenti di crisi esistenziale tocco il fondo. A quel punto, sebbene possa sembrare l’atteggiamento sbagliato, scavo un altro po’. Affrontare un momento di crisi o stallo è perfettamente normale, anche per chi gestisce le Risorse Umane. Vorrei che questo messaggio passasse, perché gli HR non sono supereroi con le chiavi della felicità professionale in mano. “Crisi” è una parola fondamentale, che deve spingerci a riconoscere il problema e a scavare in profondità per comprendere le ragioni di quel momento no e le soluzioni disponibili. Cercare e scavare, possiamo dire, sono passioni che mi sono rimaste, anche se non vado più a caccia di reperti archeologici. L’introspezione e il momento di reazione che ne scaturisce fanno sempre scattare in me quello che chiamo problem solving “emergenziale” o anche “trans agonistico nei confronti della vita” e a reagire con tutta l’energia che ho.

Immagina di prendere una macchina del tempo e tornare indietro: quale consiglio daresti al te stesso di qualche anno fa?

Impara meglio questo (damn!) English, applicati di più per organizzare le vacanze e viaggia ogni volta che ne hai l’occasione.

Cosa ti rende felice oggi?

La cosa che mi rende più serena è sentirmi nel posto dove vorrei essere, con intorno persone con cui c’è stima e rispetto reciproco e, perché no, una buona dose di amicizia in crescita. La startup è un micro cosmo in cui le sfide, ma anche le soddisfazioni, sono amplificate e poterle condividere con un team affiatato è un valore aggiunto non da poco. La fortuna più grande, poi, è sentire che questo lavoro coincide non solo con le mie passioni, ma anche con quello in cui credo. Avere una professione che mi permette di mantenermi facendo ciò che amo è fantastico, ma lavorare ogni giorno ad un progetto di cui condivido i valori non ha davvero prezzo.
È questa, credo, la definizione di “lavoro ideale”.